NICOLAS POUSSIN : APOLLO E LE MUSE A

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Le Muse (in greco: Μοῦσαι, -ῶν; in latino: Mūsae, -ārum) sono divinità della religione greca, figlie di Zeus e di Mnemosýne (la "Memoria") la loro guida è Apollo. L'importanza delle muse nella religione greca era elevata: esse infatti rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del "Tutto" ovvero l'"eterna magnificenza del divino.



I nomi delle nove Muse


Calliope: il cui nome in greco significa "dalla bella voce", era l'ispiratrice della Poesia Epica

Erato: deriva il nome da Eros ed è considerata l'ispiratrice della Poesia lirica e del canto corale


Clio: "Colei che può rendere celebri" è la Musa della Storia.


Euterpe: nella mitologia Greca e Romana era la musa della Musica, protettrice di strumenti a fiato e, più tardi, anche della poesia lirica.


Melpomene: "colei che canta la Tragedia" era la musa del Canto, dell'armonia musicale e della tragedia.


Polimnia: è la musa protettrice dell'orchestica, della pantomima e della danza associate al canto sacro e eroico.
Talia: thallein (fiorire), è colei che presiede alla commedia ed alla poesia bucolica.


Tersicore: (greco Terpsichórē; latino Terpsichŏre) è la musa della Danza, il suo nome viene dalla parola τερπέω ("mi piace") e χoρός ("danza").


Urania: (dal greco antico Ouranos, «cielo») figlia di Zeus e di Mnemosine era la musa dell'astronomia e della geometria.




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01/01/17

BUON ANNO DA : I Canadian Brass (i migliori fiati del mondo)

Considero personalmente i Canadian Brass come il migliore gruppo di strumenti a fiato del mondo. Non a caso, diversi anni fa quando in mondovisione veniva festeggiato il solstizio di primavera in cui ogni nazione presentava un esponente della musica classica a suonare un brano, il Canada scelse loro che, per l'occasione, presentarono l'arrangiamento sulla toccata e fuga in Re minore di Bach sbalordendo tutti con le loro variazioni; non sono solo suonatori ma virtuosisti!

PRIMO VIDEO : Carnevale di Venezia (variazioni) 

SECONDO VIDEO : Toccata e figa in Re minore (Johann Sebastian Bach)




it.wikipedia.org

Il carnevale di Venezia (opera)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il carnevale di Venezia
Lingua originale italiano
Genere opera buffa
Musica Errico Petrella
Libretto Marco D'Arienzo
Atti tre
Prima rappr. 20 maggio 1851
Teatro Teatro Nuovo di Napoli
Versioni successive
  • 30 novembre 1853, Genova
  • 16 febbraio 1858, Teatro di Santa Radegonda di Milano
Personaggi
  • Muzio, mercante (basso)
  • Il Conte Bietola (basso)
  • Oreste, amante di Albina (tenore)
  • Pilade, amante di Romilla (baritono)
  • Cola, servo sciocco (baso)
  • Albina (mezzosoprano) e Romilla (soprano), figlie di Muzio
  • Mimosa, sorella di Muzio (contralto)
  • Zanni, caffettiere (basso)
  • Pasqualino, garzone di caffè (tenore)
  • Coro di Gondolieri e di Maschere
Il carnevale di Venezia, ovvero Le precauzioni è un'opera in tre atti di Errico Petrella su libretto di Marco D'Arienzo. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro Nuovo di Napoli il 20 maggio 1851. Tra gli interpreti il soprano Clotilde Martinelli (Romilla), il contralto Carolina D'Amora (Mimosa) e il baritono Valentino Fioravanti (Pilade); il direttore era Michele Di Natale.[1]
L'opera ebbe un grandissimo successo[2]. Petrella gestisce la vicenda con «grande vivacità e humour»[2][3], ma è carente nell'uso della melodia[3] in favore di un ampio uso del parlante (declamato con accompagnamento dell'orchestra)[2][3]. Questo attirò le critiche di Giuseppe Verdi, che confrontò il lavoro di Petrella con le opere di Luigi Ricci, sostenendo che quest'ultimo facesse un uso migliore dei parlanti, e avesse maggiori capacità nell'impiego di piacevoli motivi musicali per sostenere il procedere dell'azione.[2][3]

Trama

Luogo: Venezia
Epoca: Ultimi giorni di carnevale
Albina e Romilla sono le figlie del mercante Muzio, che le tiene sotto stretta sorveglianza per evitare che vengano sedotte da corteggiatori indesiderati.
Le due ragazze, sfruttando l'ingenuità del sciocco servo Cola, a cui Muzio le ha affidate dovendosi assentare, riescono a incontrarsi con Oreste e Pilade, due noti rubacuori, e vanno con loro in un locale, dove vengono sorprese dal padre che le riconduce a casa.

Oreste e Pilade però non si danno per vinti e riescono a introdursi nelle stanze di Albina e Romilla. Quando vengono sorpresi da Muzio, chiedono la mano delle sue figlie. Muzio accetta, per tema che le ragazze vengano disonorate, e acconsente anche al matrimonio tra la sorella Mimosa e il conte Bietola, che aveva aiutato Oreste e Pilade a corteggiare Albina e Romilla.